Contenuti per adulti
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Tu che lascivi gemiti destavi,
impunemente rapivi
cuori logorati dal sussulto
di una sfrenata indomabile passione.
Tu che vigilavi sul futuro
e declamavi parole di passiflora,
sobrio arruolavi fantocci
per il tuo Dio usurpatore.
Morto tu giaci al mio cospetto,
testa mozzata
giorni di polvere.
Dov'è la tua eternità?
Come bestia strappata alla vita
marcisci in un volgare squallore.
Grazia migliore non poteva riservarti
Colui che tanto hai adulato
a discapito della carne,
a discapito di me, misera?
Beffa, risuona la beffa
dell'Eterno blasfemo
sul tuo capo putrefatto.
O mio amato, contemplo
il tuo gemito senza voce,
la tua smorfia di dolore
riconcilia l'arcano universo
che nel tuo grido disperato,
soffocato strozzato dalla mia volontà,
riafferma un'autorità offesa.
Io ti ho ucciso e con te amore mio
ho ucciso il tuo Dio affabulatore.
Lacrime di sangue circondano le mie
vesti,
annego nel fetore del tuo assassinio
succube del mio stesso ardore di protesta.
Mi lacera la pelle la nostalgia di te,
ma mai così accondiscendente e
amorevole
con me saresti stato in vita.
Me ne compiaccio.
Mi dispero.
Non c'è logica nelle emozioni umane.
Io reclamo il diritto a sfilare
accanto ad Afrodite la Bella,
a troneggiare sulla melma oscura,
a determinare la mia ascesa e la mia
caduta,
a divincolarmi tra le fiamme del desiderio.
Non accetto imposizioni; sono la Regina
che accarezza la sciagura,
sono colei che seduce e respira la
voragine del Nulla
e domina sulle albe di giorni morenti;
ma la mia messa in scena
termina qui,
maschera ritorno al riposo
agognato,
la mia Erodiade assolvo dalla colpa
mortale
e alla custodia della memoria
la affido, prima che l'oblio
corroda ogni fulgido oscuro
atto di ribellione.